La modernizzazione dell’ERP nelle utility viene sempre più spesso erroneamente descritta come una scelta di piattaforma: S/4HANA contro alternative, RISE contro on-premise, Brownfield, Bluefield o Greenfield. Le decisioni sulla piattaforma sono importanti, ma non è lì che i programmi hanno successo o falliscono. La variabile decisiva è se la leadership considera la modernizzazione come un problema di governance e di modello operativo oppure come un semplice “aggiornamento tecnologico” eseguito dall’IT.
La necessità di agire è evidente: il percorso di supporto di ECC dopo il 2027 è troppo rischioso per le utility che gestiscono processi critici su una piattaforma ormai datata. Ma anche le operazioni sono cambiate. Le risorse energetiche distribuite (DER), i flussi energetici bidirezionali, le pressioni legate alla tariffazione dinamica e il crescente modello del “prosumer” stanno spingendo le utility verso la modernizzazione.
La rete elettrica e la relazione con il cliente sono diventate più dinamiche. Questo significa che le utility hanno bisogno di un coordinamento in tempo reale sia delle operazioni rivolte al cliente sia delle interfacce con la rete elettrica.
Rendere esplicita fin dall’inizio la “perdita di controllo”
Molte utility stanno valutando il passaggio dei propri ambienti ECC a RISE, spinte dalla forte promozione di SAP e dagli incentivi contrattuali. Una delle conseguenze meno discusse del passaggio da un ambiente on-premise a un servizio cloud gestito è la perdita del controllo unilaterale. Storicamente, le utility evitavano i tempi di inattività durante la stagione delle tempeste semplicemente rinviando gli aggiornamenti. In un modello gestito, gli aggiornamenti devono essere pianificati insieme a SAP secondo una cadenza prestabilita per limitare il rischio operativo. La frequenza degli aggiornamenti non è un dettaglio secondario di manutenzione: è un elemento progettuale di primo livello che dovrebbe influenzare fin dal primo giorno l’architettura di resilienza, la gestione delle release e la pianificazione della continuità operativa.
Le utility che comprendono fin da subito questo cambiamento progettano in modo diverso il passaggio dall’on-premise ai servizi gestiti e sono meglio posizionate per una modernizzazione di successo. Alcuni esempi includono l’introduzione di meccanismi di continuità che consentano alle attività di gestione dei guasti e dei call center di proseguire durante le finestre di aggiornamento, nonché l’adozione di un modello di gestione operativa che pianifichi con un orizzonte temporale più ampio rispetto a quello a cui molte organizzazioni IT tradizionali sono abituate.
Superare il mito: “Bluefield rende la trasformazione più semplice”
Una strategia Bluefield può ridurre alcuni rischi di migrazione facilitando l’eliminazione delle vecchie personalizzazioni, abilitando funzionalità più moderne e consentendo un utilizzo più efficace delle capacità di intelligenza artificiale di Joule nel lungo periodo. Tuttavia, non elimina completamente l’impegno trasformativo richiesto dal passaggio da ECC a S/4HANA nel moderno modello di delivery SAP. Le modifiche all’interfaccia utente e la sostituzione delle funzionalità ECC con nuove funzionalità richiedono giustificazione, controllo e gestione del cambiamento. I principi del clean core vengono imposti dai meccanismi della piattaforma, non soltanto dalle policy. Il risultato pratico è che la strategia di migrazione non coincide con la strategia di trasformazione. Presumere che siano equivalenti porta i programmi a sottostimare gli investimenti necessari in change management, gestione dei dati e processi decisionali interfunzionali.
La leva poco utilizzata: definire l’architettura prima di contrattualizzare il System Integrator
Uno dei principali fattori di costo nelle grandi trasformazioni delle utility è l’assenza di decisioni strategiche sui temi fondamentali durante la selezione e la contrattualizzazione del system integrator (SI).
Quando non vengono prese decisioni architetturali e applicative chiave — ad esempio cosa sostituire, cosa consolidare in SAP, cosa mantenere all’esterno e quale debba essere il modello di coinvolgimento del cliente e di reporting — gli integratori di sistema prezzano l’incertezza. È un comportamento razionale, ma sono le utility a sostenerne il costo.
Un approccio più disciplinato consiste nel definire prima una soluzione complessiva, spesso attraverso una fase preliminare (“Phase 0”) che produca un disegno architetturale di alto livello e una roadmap, e solo successivamente acquistare i servizi di implementazione sulla base di quel progetto. Questo non elimina tutte le incognite, poiché il consenso del business può ancora limitare alcune decisioni di sostituzione, ma riduce significativamente l’ambiguità, migliora il potere negoziale e impedisce che l’ottimismo sulle tempistiche crolli quando il programma incontra reali snodi architetturali.
Il “Modern Digital Core” è una dichiarazione economica sull’integrazione, non un elenco di funzionalità
Le utility hanno sperimentato il costo di un ERP componibile implementato come un ecosistema di sistemi collegati tramite interfacce asincrone o batch: costi di riconciliazione, manutenzione duplicata dei report, workaround manuali e lentezza nell’evoluzione dovuta a personalizzazioni e debito tecnico.
La modernizzazione rappresenta l’opportunità di eliminare questo “costo dell’integrazione”, consolidando ciò che deve stare insieme e governando correttamente le estensioni.
Un confine pragmatico è piuttosto chiaro:
- Mantenere nel core finanza, controlling, approvvigionamenti, gestione degli asset e dati master; spostarli all’esterno comporta generalmente una perdita di efficienza.
- Implementare il coinvolgimento del cliente attraverso funzionalità cloud che offrano modelli di integrazione preconfigurati.
- Collocare estensioni e integrazioni in un livello di piattaforma governato (ad esempio BTP) per preservare il clean core, invece di modificare direttamente il core stesso.
Il clean core non è un dogma. È l’unico meccanismo sostenibile per assorbire il flusso continuo di innovazione SAP, soprattutto con l’espansione delle funzionalità di intelligenza artificiale, evitando al contempo di ricostruire i fragili modelli ERP personalizzati che le utility stanno cercando di abbandonare.
Il tempo reale è selettivo, e la selezione costituisce l’architettura
Le utility non hanno bisogno del tempo reale ovunque. Ne hanno bisogno dove la rete e la relazione con il cliente lo richiedono: interazioni cliente su più canali, interfacce di monitoraggio della rete, applicazioni DER e segnali di prezzo (inclusi prezzi in tempo reale e calcoli basati sulle tariffe).
La chiusura contabile di periodo e gran parte dei processi HR rimangono invece prevalentemente orientati all’elaborazione batch.
Il punto non è tecnico, ma di governance. Le organizzazioni devono decidere dove il tempo reale è realmente necessario e progettare di conseguenza le proprie strategie di integrazione e qualità dei dati, invece di trattare il “real time” come uno slogan generico di programma.
Le due lacune di governance che fanno deragliare silenziosamente i programmi
Primo: la governance dei dati. Le utility scoprono spesso che i propri dati sono meno puliti di quanto immaginassero e che è necessario creare un modello di stewardship guidato dal business per standardizzare i dati nei formati richiesti dalle operazioni clean core e dagli obblighi di conformità. Questo riguarda dati di clienti, prodotti, fornitori e asset. Un aspetto spesso trascurato è la necessità di razionalizzare e standardizzare i sistemi GIS, soprattutto quando ne coesistono più di uno.
Secondo: la governance dell’intelligenza artificiale. Il principio pratico è semplice: automatizzare gli alert deterministici e mantenere le decisioni strategiche sotto supervisione umana, supportate dall’AI. Ciò che manca in molte organizzazioni è un modello di governance chiaro che definisca quali capacità di AI siano già disponibili, quali siano in arrivo e come i dati aziendali vengano utilizzati per supportare tali modelli, invece di ricorrere a un rifiuto generalizzato dovuto all’incertezza.
Cosa dovrebbero considerare i leader delle utility
La modernizzazione SAP nelle utility non si vincerà scegliendo la “giusta” modalità di migrazione o ripetendo le consuete narrazioni sul cloud.
Avranno successo i leader che sapranno governare il digital core in un contesto di controllo in evoluzione: decidendo fin da subito come l’organizzazione opererà con una cadenza di aggiornamenti gestiti, imponendo il clean core come policy aziendale, pianificando la trasformazione dove il cambiamento è reale (cliente e asset, non soltanto schermate ERP) e creando una governance dei dati e dell’intelligenza artificiale guidata dal business, capace di sostenere un’evoluzione continua senza destabilizzare le operazioni.
Leggi qui il report ISG State of SAP Migration.